Per Rosa Salvia la parola poetica è quell’attitudine di allerta mai pacificante nei confronti dell’oltre, scintilla d’immaginazione nell’oscurità del cammino, arabesco che la fantasia disegna intorno a un’immemorabile nascita e ad un imprevedibile destino, al fine di salvaguardare l’irresolubile dissidio fra parola e cosa, immagi- nazione e realtà.
Un’altra persistente e riconoscibile problematica dell’autrice va identificata nella impossibilità della parola di dire l’assoluto, di penetrare nei territori misteriosi del tempo, della morte, dell’enigmaticità stessa dell’essere umano (dalla prefazione di Franca Alaimo).