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You must have capacious lungs: Enzo Maiorca and Paul Valéry swimming together; wonders of freestyle. Even if someone wanted to complain about the lack of space for himself and just consideration, should (for the good of all) to indicate the precipice at the end of the walkway, or suppress it, hood it; persuade him to buy a house in the country, and to 'live happily'. That being the case, you need to give more voice to the books (take them out from them gag libraries, shopping malls, gas stations or those in metropolitan lawyer to attend the divorce proceedings, the body shop, the beach and in the waiting rooms of doctors of the province, in short wherever s'agiti truth in life and that is out of the turns of the organized crime that would nail them to the Enlightenment and Romanticism deleterious rankings, fairs, securities, identity) and reduce drastically space given to those who write them; turn down the volume; if necessary to resort to chloroform. Educating to silence”.

(Giuseppe Carracchia, from “Educare al silenzio. O Del cloroformio“, concluding essay of the book of poetry “Prova del nove”, Ladolfi Editore, settembre 2015)

from the section

MOTI E RIVOLUZIONI

Il verbo infinito
 
I

Se chiedi che propositi in margine
al tentativo possa avere
molteplice è l’augurio (e delle sue
sfaccettature forse tacerò
le più importanti): come i poeti
 
ad esempio viaggiare
o meglio attraversare alla maniera
di Wang Wei, intitolando atti e opere
con nomi nobili, compresa l’opera
dell’universo, l’atto che ribadisce,
compresa la nobiltà del comprendere
pari a quella dell’incompreso. Viaggiare
 
in autunno; ecco cosa vorrei
ribadire: chiedere ad uno
sconosciuto la via di casa; cercare
fiori di susino dopo una
nevicata; trascorrere l’estate
in un boschetto di bambù; deporre
il fardello ai piedi del noce
nel folto di un’antica fustaia. Abbracciare
infine ciò che non si dice. E poi
la mia preferita: osservare gli altri
coltivare la terra, prenderne atto,
riporre fiducia alla fiducia;
dimenticare di averlo fatto.

II

Molteplici le vie, infiniti
in superficie tracciati solchi
profondi nella boscaglia nascosti
o grandi canyon d’asfalto
portano da cuore a cuore
attraversando il mondo, tutto

conduce sempre sotto
mentite spoglie, mentre
il sotto riaffiora talvolta
carezza, pugno o enigma
in croce prima e poi albero
e dopo germogli e foglie
e via via rami linfa e infine
seme, tutto

ciò che può condurre
conduce noi ad un’unica parola
che preme il ventre
che sventra superbia
che vita dicendo sé stessa
diviene, tutto

ciò che può condurre
conduce noi ad un’unica parola
e non è l’amore, sappilo, non
l’idea conchiusa, ma l’amare
la transitività del verbo – idea
pronunciata – parola schiusa.

           E poi l’uscita dall’idea
              e l’entrata nella vita.

*

from PRESOCRATICA

una poesia d’amore
 
L’ho visto, la notte di Natale
quel barboncino col muso
raso terra e un vento
che mulinellava il pelo
e l’occhio mesto, come se
fossimo stati in piena Siberia
come nel cuore della steppa
nella bufera. «Io so
tutta la sua gioia» mi sono detto.
«La so, comunque».

Pochi metri più avanti
seppi anche uno dei nostri
tre gatti, sul ciglio della strada
col corpo ancora fumante
e non so bene quale
degli organi rotolato fuori.

*

È davvero così che avviene
dopo secoli d’ottundimento
ed esitazione, disarmarti è d’obbligo:
un silenzio sradicato dall’asfalto, quasi
davvero potesse impollinarci lo sguardo
che finalmente impara
passo dopo passo l’età del tempo:

«adesso vorrei semplicemente
prendere la sua testa e stringerla
tra le mani, stringerla
forte al petto».

*
(ma io so, io vorrei sapere
tu sappia quanta vita vissuta
ci appartiene e quanta ancora
a venire, e quanta furbizia
per ritrovarsi inermi
nel mondo intero, intatti

ma io so, e vorrei tu ne fossi certa
che alla fine – nel cuore
pulsante dello sfacelo –
basterà abbracciarsi)

*
 
La resina dei giorni perduti
dei giorni anzitempo creduti
tali e mai davvero persi
non temere, e neanche quella
che credi banale insensata
vita che ti si incolla fastidiosa
tra le dita. La resina
dei tuoi occhi
con questa preghiera in versi
io raccolgo scrostandoti
non per farne ambra suppellettile
come certi del passato poeti
ma per toglierla dalla tua vista
per sgombrarti la strada
liberarti dal simulacro
che potresti divenirmi
e divenire a te stessa
e che forse
almeno in parte
già sei. «Ma è umano», mi dico
«davvero, sta’ tranquilla»: la bellezza
– ne sono certo – ha radici invisibili
chilometriche
e la fiducia cieca brilla
sotto la patina di cataratta
credendo sempre la vita più forte,
sempre la vita che brucia
ogni residuo di morte.

*

E bene o male tu puoi
ricordare almeno questo
arboreo ritornello, puoi
amarlo: “ma nei nodi
nei nodi nulla
mai davvero può il tarlo”.


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