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Il segno della precarietà, quasi un’evidenza testamentaria, è la cifra dei diciassette testi che Andrea Italiano (Barcellona Pozzo di Gotto, 1980) ha raccolto per la sua ultima pubblicazione: Solo l’uomo, Ladolfi Editore (NO), 2016.
Precarietà che si manifesta in uno stile inquieto, che alterna, anche all’interno degli stessi componimenti, ritmi spezzati e respiri lunghi quasi a ricreare una perpetua apprensione, un disagio nei confronti di una storia, quella presente, percepita nella sua assenza di prospettive: «sono nel mezzo della vita / metà ormai dietro le spalle / metà forse non ci sarà» (p. 15).
Precarietà, si diceva, non solo sociale ma più tragicamente esistenziale, l’identità non è semplicemente scissa bensì boccheggiante: «io sono già morto / non più decadente» (p. 19).
Una poesia postuma, allora, che non vibra, ha, com’è giusto, rinunciato per necessità ad ogni afflato lirico, indirizzandosi all’evidenza della fine. Se il senso – e il segno – è qualcosa di deperibile, non per questo è possibile rinunciare alla traccia, a un’azione che ripete per “dovere” l’urgenza di essere, per quanto effimera, in quanto ombra: «Lo scherzo alla maestra / aveva preso i contorni di allegoria / lei scriveva noi cancellavamo / lei scriveva noi cancellavamo / lei scriveva noi cancellavamo / com’è vana la vita» (p. 20).
Cancellazione e sfasatura, nessun appiglio se non nella stessa insicurezza che ci costituisce. Se, infatti, «nel tuo stesso nome ti ritrovi straniero» (p. 22), è la condizione umana a evidenziare la propria alienazione, e il titolo della raccolta, neanche troppo ironicamente, ne è segnale esplicito.
Ribadendo uno sfondo di sfiducia nei confronti del mondo e, soprattutto, nei confronti dell’uomo escluso da ogni azione nel mondo, emerge infine una volontà accusatoria, diretta, come si legge nell’ultimo testo, alle recenti generazioni. Eppure trasudante, in modo del tutto originale, speranza per il futuro. “Spes contra spem”, ma solo escludendo gli attori del presente, padri e figli, incapsulati irrimediabilmente nel circolo vizioso della ripetitività che oscilla tra inutilità e convenienza.


Laboratorio in differita – nota 17 (Andrea Italiano)

Pubblicato il luglio 5, 2016

Dal mio volume Laboratorio in differita vol. 1 erano escluse alcune note, o perché scritte dopo o perché non entravano nell’architettura dell’ebook. Le propongo qui, previo consenso degli autori interessati. Dopo Stefano Della Tommasina è la volta di Andrea Italiano e del suo nuovo Solo l’Uomo  (Ladolfi 2016). Di Andrea Italiano avevo già recensito il precedente Guerra alla tonnara. Insieme alla nota, propongo alcune poesie tratte dal libro, ringraziando Andrea per il permesso. Buona lettura].

Caro Andrea,

come ti accennavo, stamattina ho letto il tuo Solo l’uomo, e ora mi appresto ad alcune considerazioni. Anzitutto il titolo è ambivalente, potendo ‘solo’ essere interpretato sia come aggettivo (e quindi, l’uomo è solo), o come avverbio (e quindi, soltanto l’uomo). Nel primo caso l’accento si pone sul tema della solitudine, dell’isolamento, che è piuttosto forte nella raccolta e che continua la vena pessimistica che avevo già rintracciato in Guerra alla tonnara e sulla quale tornerò dopo. Nel secondo caso risalta maggiormente il focus tematico, l’uomo appunto, quasi che non appaia opportuno o nemmeno possibile parlare d’altro. L’esergo sembra rafforzare questo interesse, oserei dire, antropologico.


LaNAzioneLogoFirenze, 1 novembre 2016 - Un romanzo corale, che esce dallo schema dell' “eroe” che trascina gli altri, ma che sospeso tra storia e fiction, conduce il lettore da Roma a Istanbul a Mosul, sulla linea di confine tra turchi e caldei, curdi e iracheni, mentre infuria nell'86 la guerra tra Iran e Iraq e un gruppo di profughi caldei da Mosul, dove si combatte proprio in questi giorni per la liberazione della città dal Daesh, cerca futuro fuggendo oltre frontiera per poi raggiungere il Canada. E' stato presentato alla Biblioteca delle Oblate, il romanzo ‘Esodo in ombra’ di Michele Brancale, con gli interventi di Giuseppe Panella, docente nella Scuola Normale Superiore di Pisa Giuliano Ladolfi, critico letterario ed editore, gli scrittori Giulio Greco, Sebastiana Gangemi e Paola Lucarini, coordinatrice di ‘Sguardo e sogno’ che con l'associazione i ‘Libristi’ ha promosso l'incontro.


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