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Andromeda su Literary

«Eterna è l’energia, / siamo parte della sua forza / e per essa siamo divini»: Renato Fiorito è stato, è, attratto dall’energia del cosmo e ne fa un poema. Dall’informe a oggi il poeta attraversa cieli e universi e le ragioni su di essi sviscerate via via dagli umani, affascinati per lo più, stupiti non di rado, sempre con una sorta di devozione verso l’intorno immenso. Non senza ragione si ferma, anzi chiude i suoi versi, sulla donna, sui “resti”, su Lucy, la piccola donna nella cui testa, metaforicamente, «vivevano le storie dei millenni, / scorreva nel sangue il desiderio di milioni di uomini, / gli amori di tutti i tempi...».

Andromeda rilascia da una parte i lati di un cammino – percorso consapevolmente o meno dagli esseri viventi, naturali dei tre regni – infinito, giunto da tempi inimmaginabili ma immaginati; dall’altra posta l’interrogativo sulla presenza lenta a definirsi degli esseri animati che hanno costituito la vita. Forse senza intrinseci “perché” o “come” la vita si sia formata e quindi determinata, ma certamente con la constatazione, sotterranea nella poesia stessa, che, essendo stata ed essendo la vita sulla terra, essa porta con sé la necessità che ci sia ancora, che non la si distrugga. Dall’informe è nata la vita. Ha assunto nei milioni di anni le sue forme. Tra milioni di anni forse, avrà le forme di altre metamorfosi dato che niente «è più eterno della sua evoluzione». Oggi ha una forma amata e da amare per motivi dicibili o anche indicibili e per il fatto che «...nulla mai muore davvero».

Sul mondo e la sua nascita, sulla natura e le sue indistinguibilità o diversificazioni, sulla “storia” supposta, pensata, scoperta a volte o da sé manifestatasi, epifania di sorprese inaspettate, sulle origini hanno scritto poeti e studiosi, pensatori e fantasiosi ricamatori. Ladolfi ne nomina alcuni (Esiodo, Lucrezio, Dante, Leopardi, Bacchini) introducendo il poemetto di Fiorito. Rileva l’enthusiasmós del poeta e come sia sostenuto dall’inizio alla fine appunto da spirito creativo, poetico.

L’autore in ogni caso indica anche una bibliografia scientifica: non ne fa la parafrasi, va da sé, ma astrae dalle teorie la poiesis, chiedendo a chi verrà dopo, figlio in ogni caso, di portarlo oltre e di andare dove lui non è arrivato. Èla fiducia nell’uomo che non distrugge e, al contrario, mantiene, tiene, conserva, crea. Di nuovo Perseo che libera Andromeda. Andromeda di nuovo pronta ad iniziare l’iniziabile.


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