L'ultimo romanzo di Davide Puccini rientra nel genere ormai poco frequentato del Bildungsroman o romanzo di formazione. La stagione del mare (Giuliano Ladolfi Editore) accompagna, infatti, la crescita del protagonista Renato dalla prima adolescenza alla soglia della giovinezza, in relazione ad un determinato contesto storico-ambientale, attraverso un susseguirsi di eventi significativi e affondi intimistico-psicologici non privi di propositi didattico-pedagogici. Il titolo, mentre sottolinea il ruolo primario interpretato suo malgrado dal mare, che intride di sé umori e luoghi di una comunità dal secondo dopoguerra ad oggi, allude anche alla stagione più instabile e liquida dell'età umana, in cui esperienze e incontri acquistano un'incidenza determinante.
La città in cui si muovono i quotidiani eroi di questo romanzo (nota come sede già dagli inizi dell'Ottocento di un importantissimo centro siderurgico, i cui guasti sull'ambiente e sulla salute dei lavoratori toccano da vicino anche l'infanzia del protagonista) è Piombino, che già faceva da sfondo alle vicende assai più misteriose del precedente romanzo di Puccini Il libro e l'anima, dove è nato e vive l'autore, dal cui cuore pulsante, che è piazza Bovio, nelle giornate più limpide, si possono distinguere ad occhio nudo tutte le isole dell'Arcipelago Toscano e il “dito” della Corsica, come fanno, in una bellissima, ariosa e dettagliata pagina descrittiva del romanzo, il giovane Renato e il suo più adulto amico Marino, il cui nome non potrebbe meglio evidenziare il suo stretto legame con il mare. I protagonisti del romanzo sono appunto un ragazzino serio e studioso e un adulto, che si dedica artigianalmente alla pesca di frodo, fin quando essa non viene soppiantata da tecniche più sofisticate, per poi passare ad altre attività illecite a causa delle quali si busca qualche mese di galera.
Si potrebbe immediatamente pensare a un contrasto etico già fortemente delineato, se la relazione fra i due non fosse, invece, molto più complessa e caratterizzata da un groviglio di sentimenti e di sfumature psicologiche che costringono l'autore a indagare quella zona in cui la distinzione fra male e bene, specie quando si accompagni ad un trasporto del cuore, diventa meno perentoria di quanto superficialmente si sia portati a credere. Marino, un uomo privo di spessore morale, ignorante e rozzo, e tuttavia non malvagio, capace anche di slanci affettivi e in qualche modo desideroso di paternità, esercita su Renato, orfano di padre e madre, quel ruolo di guida alle cose più concrete della vita, che non possono competere alla paziente e affettuosissima nonna Marcellina, con la quale il giovane protagonista abita, e che costituisce per lui, con il suo esempio, un modello semplice ma autentico di vita, fatta di amorevoli sacrifici, di dignità e devozione.
Renato, rimasto senza padre molto presto, vede in Marino un alternativo e autorevole riferimento maschile, anche perché nutre nei suoi riguardi un sincero sentimento di ammirazione per l'abilità ed il coraggio con cui pratica la pesca di frodo. È come se per il ragazzo il mare e Marino costituiscano gli elementi inscindibili di una sorta di incantamento che egli a lungo racconta a sé stesso per sovrabbondanza di fantasia, bisogno di identificazione, forse anche per eccesso di ingenuità e generosità sentimentale.
Davide Puccini descrive con acutezza psicologica comportamenti e reazioni dei due personaggi, sia nello svolgersi concreto degli eventi di cui sono attori, sia nel confronto dialogico, attento a sottolineare, di contro alla staticità interiore dell'anziano, l'arricchimento intellettuale e spirituale di Renato, che si attua in un modo del tutto verosimile attraverso una graduale presa di coscienza dei veri valori esistenziali, a confronto dei quali si rivela sempre più misera la sostanza intellettuale e morale del suo vecchio amico. Due sono gli eventi che accelerano e il processo di maturazione sentimentale e quello morale del protagonista: il rapporto con la coetanea Elena, che, nato precocemente fra i banchi di una terza media, lo accompagnerà fino alla giovinezza, consolidandosi giorno dopo giorno fino a suggellare il sacro patto matrimoniale; e l'incontro con un prete attento e sensibile che lo guiderà alla riconquista della fede.
Il rapporto di Renato con la compagna di classe Elena, tenera e allo stesso tempo volitiva, costituisce, dunque, a livello narrativo, un secondo percorso di iniziazione sentimentale. In realtà l'ingresso del ragazzo nella sessualità avviene in modo quasi traumatico in una scena che definirei per certi aspetti felliniana (sebbene così lontana dalla tenerezza del regista nei riguardi delle prostitute) per certe caratteristiche fisiche della compagna di Marino (il cui nome Angela suona quasi come una beffa oltraggiosa), che gli offre il suo seno maestoso con la prepotenza volgare della sua corrotta natura. Tuttavia una simile esperienza ha sia la funzione di porre il giovane di fronte alla potenza concreta del desiderio fisico, sia quella di fargli apprezzare maggiormente la diversità dell'attrazione per Elena, che continua a crescere, tenera e intensa, ma nel rispetto della loro età e delle regole morali.
Davide Puccini, insomma, scruta con delicatezza e profondità psicologica il limen fra bene e male su cui si affaccia ogni adolescente nella sua personale “stagione del mare”, mettendo in evidenza gli strumenti ideali di una corretta formazione pedagogica: lo studio, il rispetto, la solidità morale, la famiglia, la fede. Del resto l'autore, che è uomo di profonda convinzione religiosa, non rinuncia mai ad una scrittura eticamente impegnata, capace di lasciare messaggi utili nell'animo dei lettori, riallacciandosi alla tradizione ottocentesca, in particolare ed ovviamente al Manzoni, a cui, fra l'altro, in qualche modo rimanda la chiusa del libro in cui si dà conto del prosieguo della storia dei due innamorati dopo un salto temporale non indifferente.
Tradizionale è l'impianto narrativo: la trama si dipana in ordine strettamente cronologico, in quattordici capitoli; di ogni personaggio viene tratteggiato con ricchezza di particolari l'aspetto fisico affinché sia un efficace strumento di lettura delle sue qualità anche interiori; i temi fondamentali sono sviluppati con coerenza e scorrevolezza grazie ad un linguaggio nitido, che si avvale di una struttura sintattica solida, lontana da ogni sperimentalismo.
Il libro, però, non è solo questo: è anche l'affresco garbato ed efficace di una piccola comunità che, dopo i disastri della seconda guerra mondiale, si trasforma aprendosi alle novità della tecnologia e acquisendo una più variegata fisionomia sociale. E nonostante che, a parte i pochi protagonisti, tutti gli altri restino sullo sfondo, quanto se ne dice è sufficiente a farci comprendere una rete di relazioni dinamica e democratica tra le varie classi. Anche i due ragazzi, Renato ed Elena, pur avendo alle spalle due estrazioni sociali molto differenti, si comprendono e integrano grazie, soprattutto, al salto di qualità compiuto dal protagonista maschile per merito del suo percorso culturale.
Né mancano in questo romanzo pagine di intensa liricità, specie quelle che raccontano appassionatamente il mare ed il suo ambiente intimo e segreto, pagine che tradiscono il personale legame dell'autore con questo elemento che scandisce da sempre la sua vita. Ogni stagione, dunque, è “la stagione del mare”, se è vero che esso, giorno per giorno, offre di sé colori e immagini, e prende e dona, e racconta, e tace e urla. Non c'è evento di questa storia di cui il mare non sia testimone, non c'è luogo (via, stradella, piazza, edificio) che non sia pervaso dalla sua luce e dalla sua voce. Il romanzo comincia e finisce, se si escludono le poche pagine conclusive, con una dichiarazione d'amore per il mare: “Da molto tempo non posso vivere senza mare” (p. 5) e “Mi rendo conto di comportarmi proprio come se il mare fosse la mia amante” (p. 172); e devo dire che una simile definizione del mare come “mia amante” rimanda (ma non saprei se l'autore l'abbia fatto intenzionalmente) alle acque materne in cui ogni storia individuale ha sempre inizio.

