La poesia di Carlo Rovello è fatta di parole gentili: sorprende nella sua malinconia lunare, talvolta, e protegge il lettore in una dimensione a tempo zero, in cui ci si sprofonda avvolti dal ricordo e da un senso di mancanza. Le Case sparse, titolo della raccolta, inducono all’idea di abitare una terra dove si sconta la propria presenza, come una radice in cerca di pianta, ma è l’assenza del fiore a vincere (Ivan Fedeli).
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