Palizzi ha ricordato che i contributi raccolti nel libro sono già stati pubblicati dalla rivista del santuario di Maria Ausiliatrice («l'ordine di scuderia era provocare») e poi s'è soffermato sulla fede: «È tutto ciò che non riusciamo a capire, è incontrare qualcuno che merita la nostra fiducia. Ma quando io ero ragazzo al centro sembravano esserci solo il peccato e la paura del castigo di Dio; la misericordia l'ho scoperta solo dopo molti anni». Del resto - ha annotato - a lungo la pagina dell'adultera, che i Farisei volevano lapidare e che Gesù ha salvato, non è stata nemmeno inserita nel Vangelo di Giovanni.
«Quando vado a Roma - ha ripreso - mi fermo sempre in Campo de' Fiori dove Giordano Bruno fu arso vivo. Lo stesso faccio a Firenze dove fu ucciso Girolamo Savonarola: loro hanno pagato con la vita l'aver detto delle cose che poi tutti hanno riconosciuto. La conferma che quelli che vengono chiamati “eretici” spesso sono solo persone precoci, nate con qualche secolo di anticipo rispetto alla comprensione e all'accettazione delle loro riflessioni. Lo stesso Gesù non è finito sulla croce per quello che aveva fatto, ma per la nuova immagine di Dio che ci ha trasmesso».
Sardano ha chiesto a Palizzi un consiglio su come avvicinare i giovani alla fede. «Si può portarli - ha risposto il religioso - dove c'è misericordia. Lì, state pur certi, c'è Dio. E poi va sfatata tutta quell'iconografia di un Gesù bello, con gli occhi verdi. Vi assicuro che appena sarò nell'aldilà chiederò a san Pietro anche d'incontrare l'inventore del confessionale. Da lui voglio solo sapere se gli è mai capitato di leggere la parabola del figliol prodigo... Ah, poi mi piacerebbe sapere come si fa a dare la preghiera, che è dialogo con Dio, come penitenza...». Tinivella, invece, ha puntato l'indice su farisei e pubblicani: «Chi sono i primi e chi sono i secondi nel nostro mondo moderno?».
«I farisei - così don Giuliano - sono gente preparata, che conosce la teologia; sono quelli che sanno come si deve comportare Dio. Per un po' è stato così anche Pietro che non voleva farsi lavare i piedi da Gesù. I pubblicani, al contrario, hanno capito che la fede è qualcosa da vivere ogni giorno. Ecco: ci sono due tipi di Chiese. Una concentrata sulla celebrazione dei riti e sulle processioni, e un'altra, più umile, che per esempio si dedica ad accogliere i migranti». E infine la “gioia”: «Per me - ha concluso - è conservare nel cuore ogni cosa. Lo ammetto: nella mia vita ho attraversato anche
momenti in cui mi veniva da pensare di essere stato un po' abbandonato da Dio. Ma in seguito ho compreso che quei periodi difficili mi erano serviti come preparazione».
Le somme le ha tirate il prevosto di Borgomanero Piero Cerutti: «La carità intellettuale l'ha impersonata don Giuliano, quella temporale Mario. Un duetto che attende altri suonatori». E martedì 21 alle 20.45, al convento francescano dei frati minori del monte Mesma di Ameno, nuova presentazione di “È risorto”. Invitati dall'associazione ecumenica di cultura religiosa “Città di Dio”, dialogheranno Palizzi e Metti.

