Moriva così a quarantasei anni, dopo una vita movimentata e avventurosa,
uno dei più grandi poeti latini del Rinascimento, Michele
Marullo Tarcaniota, un esule greco che sempre sospirò e cantò la
patria lontana, da lui mai conosciuta, dato che la caduta di Costantinopoli
in mano dei Turchi nel 1453 aveva obbligato i suoi genitori
a fuggire quando lui era ancora nel ventre della madre. In quel rigido
mattino di un’incipiente primavera si stava affrettando verso il porto
di Piombino, dove era in partenza la nave che avrebbe dovuto dopo
tanto tempo portarlo finalmente in patria e perciò non aveva ascoltato
le esortazioni dell’amico Raffaele Maffei, di cui era stato ospite
a Volterra, a trattenersi ancora un poco, perché era la Domenica
delle Palme e perché lo scioglimento delle nevi aveva reso pericoloso
l’attraversamento del Cecina.

