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"L'assenza" - recensione di Michele Brancale
Le tue poesie descrivono gli effetti di una separazione e il profilo della solitudine. Non è facile addentrarsi lungo questi sentieri impervi per raccontarli in modo efficace - “chiamare la sofferenza per nome” - e in forma di poesia. Nel caso del tuo libro, però, il tentativo mi pare ben riuscito, soprattutto laddove utilizzi le figure della fisica in chiave simbolica, come in 'Equilibrio instabile' o in 'Lezione di fisica' per l'appunto. Di più: la realtà fisica genera la biologia e quello che siamo anche se, dal mio punto, di vista tutto è frutto di un Mistero che piano piano si lascia conoscere; mistero che è anche nelle corde di ogni essere umano.


Dalla prefazione di Claudio Damiani
Collocandosi sul piano dell’antropologia filosofica, chiave d’accesso e metodo pri- vilegiato per porre in termini non riduttivi la domanda circa il proprium della festa, Francesco Russo delinea, in questo breve saggio, i tratti costitutivi di uno degli esistenziali più caratteristici del soggiorno storico dell’uomo: il festeggiare quale dimensione universale dell’esperienza. Rifiutando di situare la sua indagine su un piano meramente descrittivo, l’autore del testo che andiamo ad analizzare ritiene necessario porre la questione in termini più radicali, tracciando così un percorso che dalla fenomenologia punta decisamente in direzione dell’ermeneutica. Un’ana- lisi puramente statistica o sociologica, infatti, non accederebbe, ad avviso dell’A., al livello più interessante e fondativo di simile problema, fin da subito collocato tra i più seri e vitali del tessuto sociale ed esistenziale di ogni umana convivenza.