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Castalide

 

A cura di Marina Lovato.

Per la rubrica Castalide d’autore intervistiamo oggi Giorgio Anelli.

 

Ciao Giorgio, ti andrebbe di raccontarci chi sei attraverso i versi di una poesia o una canzone?

VIA DEL CAMPO

Via del campo c’è una graziosa

gli occhi grandi color di foglia

tutta notte sta sulla soglia

vende a tutti la stessa rosa

Via del campo c’è una bambina

con le labbra color rugiada

gli occhi grigi come la strada

nascon fiori dove cammina

 


il-manifesto-logoPrima versione italiana assoluta della raccolta pubblicata da Marina Cvetaeva diciottenne a Mosca nei 1910, Album serale costituisce il debutto poetico dell'autrice, ora proposto da Giuliano LadoIfi editore nella sensibile, accurata traduzione di Paola Ferretti (pp.278, € 20,00, testo russo a fronte): è una uscita preziosa anche e soprattutto perché consente al lettore di inoltrarsi in quel territorio se non dichiaratamente larvale, ancora «tutt'altro che istituito, sbozzato tra esitazioni e quesiti, perplessità e’ recriminazioni» (come scrive la stessa traduttrice nella sua prefazione) dal quale prenderà forma la voce irripetibile, eppure riconoscibilissima della poetessa «matura».

Se infatti la pubblicazione dei primi taccuini di appunti datati 1919-1921, curata per Voland da Pina Napolitano, ha meritoriamente spezzato il silenzio editoriale calato su Marina Cvetaeva dopo la Fedra resa da Marilena Lea per Pacini nel 2011 e le Notti fiorentine riproposte sempre da Voland lo stesso anno nella traduzione di Serena Vitale, d’altro canto a emergere da quelle pagine sofferte è una Cvetaeva anzitempo e irrimediabilmente «definitiva», passata al vaglio di due rivoluzioni e di innumerevoli prove esistenziali: la disintegrazione del coté alto borghese della propria infanzia, la separazione forzata dal marito Sergej Efion, ufficiale filozarista, e la morte della secondogenita Irina.

 


 

pediatria camerettaGiuliano e Giulio avevano un sogno: dotare di arredamento il reparto di pediatria e di neonatologia di Borgomanero che da più di quattro anni non trovava il denaro per accogliere degnamente i piccoli degenti.

Queste le necessità:

Arredo per n° 6 camerette (letto, comodino, armadio, tavolino con sedia)

n° 4 monitor multiparametrici per il controllo dei parametri vitali

n° 4 monitor multiparametrici per il controllo dei parametri vitali

n° 1 isola neonatale

Come ha potuto una piccola casa editrice alle prese con ricorrenti problemi di bilancio raccogliere una simile somma? I sogni si avverano quando li si nutre di fede, di passione, di lavoro e di creatività. Tutto è partito da un libro di ricette: «La scintilla che fatto deflagrare un incendio è stata l’idea di recuperare le vecchie ricette delle tradizioni familiari da parte di Paola Bertinotti, titolare del ristorante “Pinocchio”. E se ne volle fare un libro, utilizzando gli utili in beneficenza».

La pubblicazione, curata dalla nostra casa editrice, ha coinvolto un numero impressionante di enti e di persone: la Rotary Foundation, i club service della zona, le imprese, i singoli, la Fondazione Comunità del Novarese e, soprattutto il dott. Ugo Mauri, vicepresidente, al quale va un merito tutto speciale per l’impegno profuso nel ricercare finanziamenti.

Fino ad oggi sono stati raccolti 70.000 (settantamila euro), che non solo hanno permesso di realizzare il sogno di Giuliano e di Giulio.


 

alfapiu-logo-3-3-269x60Nei giorni dell’ottobre Marina Cvetaeva è in Crimea. Dopo un breve rientro a Mosca, riparte per la Crimea con il marito Sergej Efron, che di lì a poco si unirà all’esercito volontario (Dobrovol’českaja armija) che combatte i bolscevichi. Rientrata a Mosca per prendere le due figlie, Ariadna e Irina, la poetessa rimarrà bloccata nella nuova capitale del nascente stato dei soviet, mentre del marito si perdono le tracce.

Saranno questi per Marina Cvetaeva anni di solitudine, stenti, paure, ansia per il destino dei cari, ma anche anni di fertile creatività e di splendide realizzazioni artistiche: vedono la luce le raccolte Verste II e L’accampamento dei cigni, dove si piange il tramonto della vecchia Russia patriarcale; e vengono composti poemi come Lo zar-fanciulla e Sul cavallo rosso, nei quali si vede lo spirito innovativo di una poetica tra sperimentazione stilistica, riecheggiamenti folclorici e un lirismo del tutto originale.


LogoRepubblicaLa data di morte (Parigi, venerdì santo, 15 aprile 1938, a quarantasei anni), illuogo di nascita (Santiago De Chuco, 3.115 metri sulla cordigliera delle Ande, il sistema montuoso dell'America Meridionale lungo le coste del pacifico), la razza hispano-quequa, incrocio di origine azteca:sono particolari biografici significativi nel designare la personalità meticcia del peruviano César Vallejo ("Quel mio cuore gitano" ha scritto) e la sua poetica.

 


 

LaSiciliaCon “Vestiamoci di versi”, il titolo dell’ultimo libro di poesie di Adalgisa Licalzi, l’autrice mette a nudo il proprio sentire. Non a caso, Giuseppe Digiacomo, autore della prefazione del volume, presentandolo all’Auditorium del Teatro Naselli di Comiso, ha parlato di “titolo ossimorico, perché la poesia denuda non veste”. “Vestiamoci di versi”, segue di quasi un decennio, il precedente “Non ha ali ... una donna”, una sorta di diario intimo di Aldalgisa Licalzi che ora scava fino nel fondo lo scrigno, prezioso, dei ricordi perché la gioventù passata possa rivivere ora serena e armoniosa.

Hanno affiancato la poetessa comisana al momento della presentazione del libro, Maria Concetta Loggia Fedino, presidente dell’Unitrè, Gianni Scapellato, figlio maggiore di Adalgisa Licalzi, e il sindaco Filippo Spataro.


  1. "La terra del miele" su La Nuova Sardegna
  2. Il magistero di Luca Canali
  3. Robert Brasillach-Poèmes de Fresnes su ConquisteDelLavoro
  4. "Vestiamoci di versi" su Libreriamo

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