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Il fascino degli antichi miti rivive oggi nelle immagini del cinema. Questo libro si propone, attraverso l'analisi di alcuni film di grande successo, di evidenziare questa radice mitologica, non sempre percepita dal grande pubblico e perfino dalla critica.

Esso cerca anche di mostrare che proprio grazie ad essa il cinema dà voce ai grandi problemi dell'esistenza umana e si presta, perciò a uno stretto collega- mento con la filosofia.

Vengono esplorati così, attraverso la lettura di alcune opere di noti registi, il tema della ricerca del senso della vita di fronte all'incombere della morte ("Il settimo sigillo" e "Il posto delle fragole"), quello del rapporto tra verità e illusione ("The Matrix") e tra libertà e destino ("Minority report"), quello della salvezza dal vuoto e dalla mediocrità ("Teorema" e "L'attimo fug- gente"), quello del rapporto tra corpo ed anima e della vita come opera d'arte e come dono ("Il pranzo di Babette").


RaiNewsBlogNel gergo dei corridori, “falsa partenza” indica l’infrazione dell’atleta al prescritto codice di gara. Parte prima degli altri, incorre nella squalifica. Anche se s’era allenato a lungo e aveva rinunciato a tanto, per l’errore d’un attimo vanifica il proprio futuro. Forse è stato tradito dall’ansia, dal peso delle aspettative: un successo di speranze prefigurato solo dieci metri più avanti, dietro la curva, appena oltre l’ultimo ostacolo. Intimamente, il concorrente di oggi ha ormai ceduto a un’altra voce rispetto al racconto che finora s’è fatto di lui sugli spalti dello stadio. Più che divenire l’espressione di un sabotaggio interiore, sublimato liricamente quanto inutilmente, la poesia ci mostra lucidamente senza sconti, come in quest’allegoria, la nostra stupidità: nodi irrisolti, amori sfortunati e disperazioni, ancorché in continuo camuffamento.


 

pelagosFalsa partenza (Ladolfi, Borgomanero 2014) è il titolo della raccolta poetica esordiale di Guido Mattia Gallerani (nato nel 1984), annodata percettibilmente ad una parola sovrana che si eleva dalla superficie per seguire una direzione precisa: è la recherche proustiana che ne delimita il raggio d’azione, specie nella prima parte, ma anche una coscienza che proietta ombre, segni a volte incomprensibili dell’accadere umano nell’inquieto movimento di uomini e donne. In questa seconda accezione il verso assume il tono esistenziale di chi sa che in fondo l’altro ci è estraneo, ci sfugge.


LaVoceDiPistoiaNel mese della prevenzione dell’ictus cerebrale la pistoiese Matilde Calamai parla del suo nuovo racconto “Paola oltre le parole”, edito da Ladolfi, in cui si affronta il tema dell’afasia. La storia ha come protagonista una donna italiana di 50 anni d’età, Paola, sposata con due figli, che conduce una vita normale fino a quando, il 4 aprile, non viene colpita da un ictus. Da quel momento il suo unico obiettivo diventa ritrovare la parola perduta, inizia così il viaggio della protagonista, una donna volitiva e caparbia, che si ritrova ad affrontare la persona che ha spesso cercato di evitare, se stessa.
Una parte dei proventi andrà ad Alice Onlus, associazione per la lotta all’ictus cerebrale.

 


 

CalamaiTirrenoCutNuovo appuntamento della rassegna “Aperitivo d’autore", con l'esposizione di opere di un'artista nei locali dell’ufficio Promotori finanziari di banca Mediolanum a Montecatini. Alle 17 di oggi è la volta di Matilde Calamai, giornalista pistoiese e presentatrice televisiva di Rtv 38 oltre che scrittrice e pittrice, la quale presenterà il suo ultimo libro “Paola oltre le parole” edito da IUniverse negli Stati Uniti (“Paola beyond words”, 2013), adesso tradotto in Italia da Ladolfi edizioni, nell’occasione sarà offerto il consueto aperitivo ai partecipanti.

 


ArchivioStoricoIL LIBRO – Di fronte allo specchio il giovane Brasillach scopre alla fine di essere come tutti solo al mondo: solo di fronte alla vita, solo di fronte alla morte e che non ci sono purezza o bellezza o sogni di grandezza da perseguire; che sempre la vita è quella che hai già vissuto perché è su quella che si fanno i conti, e la memoria è la cosa più preziosa con tutto quello che gelosamente conserva e nello stesso tempo la parte più crudele e difficile da regolare e gestire. E che non c'è intelligenza o fede che tenga di fronte alla disperazione della solitudine e della morte, di fronte al potere che affonda le sue ragioni unicamente nella forza per sopraffarti come è l'unica logica che traspare da vicende come questa e che sotto traccia regola la vita non di tutti, cosa banale e generica, ma di tutti coloro che si trovano dall'altra parte della barricata che sempre divide la vite dei più deboli dagli altri.
  Tutto questo sta nei versi dei suoi componimenti scritti e vissuti nel carcere di Fresnes e che fanno di lui finalmente un poeta della stessa qualità umana di André Chénier e François Villon.

 


  1. "La poetica di Russo, affondata nella terra e nutrita di Pavese" su L'Avvenire, 23/03/2014
  2. Intellettuali: basta festival e tv, sporcatevi le mani con la realtà - Avvenire, 12/03/2014
  3. Intellettuali, è debacle: ormai ridotti a figure consolatorie - Avvenire, 01/03/2014
  4. "Di cosa parliamo quando parliamo di filosofia" su Munera- n.1, gennaio - aprile 2014

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