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Alberto Ottaviano

STORIE DI UNA CASA PERDUTA

Presentazione: Brescia, 15/12/2014

Premessa: Brescia è stata per me oggetto di una decina di visite, tutte all’insegna della cultura e dell’editoria. Già un paio di volte ho messo piede in questa stessa Libreria dell’Università Cattolica, un’altra volta ho accompagnato Curzia Ferrari al Teatro San Carlino. L’ultima precedente occasione, il 5 novembre 2013, è stata propiziata dal convegno Chierici e laici nella letteratura italiana prima e dopo il Concilio, indetto dalla Cattolica. Paradossalmente, non ho mai avuto tempo sufficiente per una sistematica ricognizione turistica. Di questa città, comunque, apprezzo l’atmosfera di laboriosità, di dedizione alle imprese industriali e commerciali non meno che alla promozione dell’arte e della letteratura, secondo uno spirito che continua a richiamarsi idealmente al magistero di Paolo VI.

 


Baroni7dec14«Da molto tempo non mi affaccio a una finestra come facevo allora». «La nostra era un’animata via del centro storico, molto singolare con tutte quelle botteghe, una subito dopo l’altra». «Dalla nostra casa, che era al secondo piano, si dominava agevolmente l’ultimo tratto del corso fino alla Pallata. Affacciato alla finestra, restavo a lungo a guardare e ad ascoltare la vita della strada».

Sta là, al secondo piano di corso Mameli,la casa perduta delle storie narrate da Alberto Ottaviano. Da quella finestra lo sguardo si apre sui ricordi. Via stretta e popolosa è quella che scrutano gli occhi curiosi e stupiti del bambino di allora. «Specialmente le mattine d’estate, quando le scuole erano chiuse» e il tempo sembrava non passare mai.


IVespriLogo“Come Dio si muove sul palcoscenico” di Vincenzo Amone (Ladolfi Editore, BorgomaneroNovara, 2013) è un’opera che comprende due monologhi “Adamo” ed “Eva”, un dialogo tra sante (Agata, Agnese, Lucia e Cecilia), un atto unico “Io, Pirandello Luigi”, un dramma in tre atti “Savonarola” e una nota critica finale che porta lo stesso titolo del libro. L’autore, nativo di Favara (AG), abita in provincia di Firenze; laureato in lettere moderne all’università “La Sapienza” di Roma, si occupa di tematiche letterarie e religiose, di saggistica e narrativa ed ha al suo attivo decine di pubblicazioni. Ha scritto e rappresentato, per quanto riguarda il teatro, sette testi.


 

di Ninnj Di Stefano Busà

Ha come titolo “Legni” questa raccolta di Paolo Pistoletti, non di cemento o ferraglia, entrambi duri, compatti, con forza d’urto inesorabile talvolta. Qui la metafora è evidente, il linguaggio è rivolto ad una componente morbida, quasi duttile: si piega, entra come emblema di un qualcosa che è in essere a prescindere dalla nostra natura di umani particolarmente ostile. É una rappresentatività simbolica che ci orienta a vedere in questi versi una fede palese o latente che ci indica un percorso, un tragitto, resi al massimo da taluni referenti in ombra, non del tutto dichiarativi, quanto e non più di una matrice etico morale che la contraddistingue: un quid per dirla alla Kierkegaard che traspira dal verso.

 


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